Una settimana fa ha esordito su Twitter Barack Obama. Tranquilli, non siamo nel 2008, ma nel 2015.

L’account si chiama @POTUS [l’acronimo sta per President Of The United States] e, a mio avviso, rappresenta un esplicito cambio di strategia di comunicazione.

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Vediamo quali possono essere le modifiche in termini di comunicazione politica e istituzionale che questa scelta comporta.

Barack Obama non può più essere rieletto.

Le elezioni si avvicinano: tra meno di 12 mesi, gli USA avranno un nuovo Presidente. La discussione su chi sarà a sostituire il primo presidente afro-americano della storia degli States è molto lunga, e si farà sempre più accesa (preparatevi a ore di TG e milioni di articoli sull’argomento).

C’è solo una certezza nella corsa alla Presidenza: Obama non sarà tra i candidati. Terminati i suoi 8 anni di mandato, non può più correre per la Casa Bianca, tornerà ad essere un “normale” cittadino.

Questo significa che dovrà riprendere in mano non solo la sua vita, ma anche il proprio account Twitter.
Il successo dell’attuale presidente USA sui social è senza precedenti: il suo modo di approcciarsi allo strumento, ha cambiato il modo di fare comunicazione politica nel mondo occidentale: anche la sua uscita di scena non può passare inosservata.

Con @POTUS Obama non lascia però in eredità solo un approccio comunicativo, ma anche politico: aprire un account dedicato alla sua figura politica per i prossimi pochi mesi di esistenza significa fare un passo in avanti, il primo mondiale, verso le elezioni, verso i saluti.

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Campagna elettorale vs Comunicazione Pubblica e Politica di Stato

Un cambio di rotta nell’uso dei social come questo, innanzitutto provoca curiosità, è raro che una persona abbia 2 account – aperti consapevolmente – che lo riguardano sullo stesso social. Giusto, è raro: per le persone comuni. Barack Obama però è due persone contemporaneamente: se stesso ed il presidente di una delle potenze mondiali più forti. Non è cosa da poco.

L’account @POTUS infatti non è realmente di Obama, ma è del Presidente degli Stati Uniti e, come dichiarato dallo stesso presidente in carica (in risposta al tweet interessato di Bill Clinton che vedere sotto), sarà suo fino all’arrivo del prossimo. È un account che d’ora in poi cambierà volto ogni 4 o 8 anni: racconterà storia diverse tra loro, guadagnerà e perderà followers, verrà utilizzato da più mani, passerà da più smartphone e laptop.

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Ad ogni cambio di presidente, verrà cambiato il nome [ora è President Obama], immagine di profilo, bio, cover photo e verranno archiviati i tweet del Presidente precedente. Che rinasca dalle sue ceneri a ogni elezione, o che si fortifichi nel tempo, si tratta di un account mutevole, il primo – dopo quello del Papa – a parlare a nome di un “ruolo politico individuale” e non di un “singolo individuo”.

Cosa dobbiamo aspettarci quindi da questi due account?
La mia personale visione sulla question é la seguente:

  • l’account @POTUS si occuperà di comunicazione istituzionale, pubblica e di Stato, in affiancamento a @WhiteHouse @FLOTUS (l’account della First Lady Of The United States) e tutti gli account ad essi connessi.
  • su @BarackObama potremmo invece trovare un ritorno al Personal Branding nonché l’esplicito sostegno dell’attuale presidente alla campagna elettorale di Hilary Clinton, candidata democratica n.1 alla successione (che già riscuote enormi successi di pubblico).

Presidente Obama

L’account personale di Obama è nato in funzione della campagna elettorale per le presidenziali 2008 e si sa, in aria di nuove elezioni un account in più che sostenga il proprio successore non può che giovare, soprattutto se ha +59Mio followers all’attivo con cui instaurare un dialogo.

Agli occhi della politica americana infatti il Presidente e la persona che detiene quel ruolo hanno uno scarto e ci sono cose che un Presidente non può fare, mentre la persona fisica sì. Una di queste è fare campagna elettorale per gli altri: pena il decadimento del successo di quella figura (persona pubblica e politica contemporaneamente).

La politica della trasparenza, del Yes We Can e di Forward che Obama ha presentato davanti al mondo quindi colpisce ancora: lo stesso Presidente mette in evidenza chi è, quali maschere usa e come sia importante scindere il pubblico dal privato, la formalità istituzionale da quella individuale, il ruolo dal singolo. Obama ha inaugurato la sua semi-libertà dalla carica politica più difficile, quella che gli ha fatto venire le rughe e l’ha reso più brizzolato di quando ha iniziato.

 

Ben fatto Barack, riesci sempre a stupirmi.

 

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